AFTERWARDS - DOPO LA CATASTROFE
Ferite, tracce, emozioni colte dell'obiettivo di 31 grandi fotografi, che svelano gli aspetti più profondi che si celano dietro ogni tragedia.



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Come sostiene Gustave Moynier, presidente del comitato Internazionale della Croce Rossa, «Sappiamo che cosa succede ogni giorno in giro per il mondo… le descrizioni fornite dai giornalisti dei quotidiani mettono sotto gli occhi dei lettori tutti coloro che soffrono sui campi di battaglia, le cui grida riecheggiano nelle orecchie di noi tutti».
In questo libro sono raccolte alcune opere di 31 grandi fotografi, i quali svelano gli aspetti più profondi che si celano dietro ogni tragedia, quelli che restano impressi negli occhi di chi vi assiste e di chi sopravvive. Per ogni servizio fotografico si espone, in breve, il pensiero che ha ispirato gli scatti e si offrono spunti per meglio comprendere e interpretare il punto di vista dell’autore. Attraverso queste fotografie, è possibile rivivere catastrofi e drammi come l’11 settembre o il genocidio in Ruanda, guardare in faccia i sopravvissuti dell’Olocausto, sentire il fragore delle bombe su Hiroshima.
Questo libro si pone da un punto di vista alternativo rispetto alle forme tradizionali di documentazione fotografica e mostra un approccio più misurato, innovativo e problematico di quello dei media convenzionali. I fotografi che hanno realizzato gli scatti non hanno cercato di raggiungere l’occhio del ciclone, ma hanno voluto documentarne l’impatto partendo da ciò che è rimasto. E, facendo questo, hanno messo in discussione la loro stessa professione, oltre alla contemporanea propensione per l’immediatezza. Lo scopo di queste immagini è quello di invitarci a riflettere e a cogliere la sofferenza che racchiudono. Tornare a distanza di tempo sui luoghi dei grandi disastri riapre ferite e provoca sensazioni che ci raccontano quel che è stato e non c’è più, ma permette anche di dare un senso al dolore e di testimoniare il coraggio di continuare a vivere. Queste fotografie, spesso scattate con un’enorme attenzione alla composizione e all’uso del colore, sembrano più dei quadri di sublime bellezza che degli scatti in bianco e nero, propri del fotogiornalismo. A volte risultano talmente inaspettate da far venir meno il confi ne tra realtà e fi nzione. Inoltre, il limite tra la parte dei “buoni” e quella dei “cattivi” si fa sempre più sfocato: i criminali di guerra americani e i sopravvissuti ai massacri, per esempio, condividono lo stesso danno psicologico.